La Fede cristiana è e sarà sempre la risposta più radicale e profonda all’inquietudine, alla ricerca infinita della Libertà umana.

Il brano evangelico di questa domenica, tra i molti spunti che ci offre, ci rivela emblematicamente lo stile missionario di Gesù.
Il primo tratto, che colpisce la mia attenzione, è l’evidente desiderio di Gesù d’incontrare quella donna. Il testo di Giovanni non ci dice esattamente quali retroscena c’erano tra i due; d’altro canto è evidente, che Gesù già conosceva quella donna; forse solo per sentito dire. Non ci è dato sapere, se Gesù si è fatto trovare a quel pozzo intenzionalmente. Sta di fatto, che Gesù ancora una volta è per strada, in un luogo strategico della vita di un villaggio del tempo: il pozzo. Oggi diremmo in un centro commerciale. In ogni caso ciò che merita attenzione è il suo “andare in quel luogo”, il cercare quello spazio vitale. Vedendo la Samaritana, la cerca e la provoca intenzionalmente, per instaurare un dialogo con lei.
Questi passaggi, descritti rapidamente ed apparsi ambigui fin d’allora, in realtà dicono di uno stile ben preciso, che da un lato poco si preoccupa dei giudizi della gente e dei suoi discepoli; dall’altro rivela un desiderio ben preciso: incontrare e parlare con questa donna, per offrirle ciò che lei veniva cercando confusamente da tempo.
Questo desiderio, profondo e sincero, d’incontrare quella donna permette a Gesù di sintonizzarsi con lei; ovvero entrare nella sua vita e riconoscere nelle sue scelte contradditorie un desiderio di pienezza e di felicità. Il che lo libera da ogni giudizio moralistico nei suoi confronti
In realtà, se crediamo che Gesù è il Figlio dell’uomo che ogni essere umano attende, allora ogni essere umano, soprattutto quello più inquieto ed inquietante, nasconde dietro le sue scelte contradittorie la ricerca di una pienezza molto spesso negata, o non riconosciuta. Per dirla alla S. Agostino, il nostro cuore è stato creato dalla Parola del Padre e solo nell’incontro di quella Parola ritrova sé stesso ed il senso della sua esistenza.
Questi brevissimi accenni mi pare inquietino la nostra atavica “sedentarietà pastorale”. Come possiamo ripetere il linguaggio missionario di Papa Francesco, standocene ancora chiusi nei nostri “cenacoli”, immaginando cosa fare per attirare qualcuno/a? Così come serve a ben poco adeguare la nostra comunicazione ai meravigliosi social del nostro tempo, per divenire una delle tante offerte del mercato spirituale contemporaneo. Se entriamo in questa logica, dobbiamo essere lucidamente consapevoli, che ogni prodotto commerciale è fatto per essere usato e gettato via…
La Fede cristiana è e sarà sempre la risposta più radicale e profonda all’inquietudine, alla ricerca infinita della Libertà umana.
Il discepolo di Gesù allora, avendo esperimentato in Lui la Via per rispondere alle sfide quotidiane del vivere, desidera farsi compagno e amico di chiunque incontra, per condividere questo dono. Come? Ascoltando e condividendo sinceramente l’inquietudine e le contraddizioni delle samaritane e dei samaritani, che il Signore ci fa incontrare ai pozzi della Vita; ovvero dove l’uomo e la donna di oggi vivono, lavorano, soffrono, si divertono ecc…
L’andare incontro, il cercarli laddove vivono, dice se e quanto c’interessano, non per fini proselitistici, bensì per condividere il dono che è Gesù di Nazareth per noi.
Come Gesù, però, dobbiamo guardarci bene dal vivere dall’incontrare le persone seguendo un formato prestabilito, ripetendo formule di annuncio, proclamando le verità di Fede, o quant’altro. No tutt’altro! Il punto di partenza è la persona, qualsiasi persona che ci troviamo di fronte, in carne ed ossa, con i suoi vissuti, i suoi drammi e le sue attese. A partire da questi possiamo cercare di condividere le parole e la prassi di Gesù che la riguardano. Il tutto sempre e solo nella forma del dono e della condivisione gratuita, ovvero totalmente aperta a qualsiasi esito. Eh sì, perché l’incontro tra la libertà dell’altro/a e Gesù non è affare nostro, non ci compete, è un terreno inaccessibile per noi.
Anzi, normalmente, l’evangelizzazione autentica fa sorgere nuove domande e nuove inquietudini nel discepolo/a. Questa possibilità, lungi dal farci paura e dal rinchiuderci nelle nostre Chiese per paura di perdere la Fede, deve invece essere vista come una grande grazia. Infatti, è il segno inequivocabile, che Gesù ci sta ancora evangelizzando, ci sta trasformando attraverso le domande, le resistenze, i dubbi di un fratello, o di una sorella.
Cosa non sarebbero le nostre Comunità, se fossero animate da queste dinamiche profondamente spirituali, perché evangeliche?
Pe. Marco